I Compact disc della De Sono - Sostakovic per i suoi amici


Le opere del presente CD sono in parte riconducibili al mondo privato del grande musicista russo, artista talmente pubblico in vita da potersi considerare una specie di sorvegliato speciale dell’ex Unione Sovietica. La sfera degli affetti era sempre ben presente nel compositore che la critica e la storiografia hanno spesso osservato nel suo confronto con la storia del suo paese - i grandi temi della rivoluzione, del potere sovietico e del dissenso politico - a volte trascurando la natura intima della sua poetica, soprattutto nella musica da camera.

Il Trio n. 2 in mi minore op. 67 per violino, violoncello e pianoforte è un’elegia scritta nel 1944 in memoria del critico musicale e studioso Ivan Sollertinskij, il più caro amico di Dmitrij Dmitreviã. La morte è osservata entro una luce rarefatta e aurorale. Pare una dolente trasfigurazione. Dignità e classico rigore, seppure struggente, si attagliano al personaggio di Sollertinskij, uomo di strabiliante cultura e levatura intellettuale. Forse le nenie lontane dell’inizio, quei canti nostalgici, fanno pensare alle migliaia di chilometri che dividevano ·ostakoviã, trasferito a Mosca, dall’amico, sepolto a Novosibirsk a soli quarantun anni. Nel Trio è presente qualche traccia di folclore ebraico; al popolo ebraico ·ostakoviã dedicò diverse opere, tanto che a Israele gli è stato intitolato con riconoscenza un bosco.
All’introduzione fugata, preparata da acuti suoni armonici, segue una forma-sonata (esposizione bitematica, sviluppo e ripresa). Si passa poi a un Allegro non troppo, consueto scherzo in seconda posizione, con tre temi, di cui il primo talmente ricorrente che fa assomigliare il movimento a un rondò. Lo slancio straordinario si placa nel tempo successivo, ove la stasi pare per contrasto quasi insopportabile. Il Largo è un immoto tema accordale di passacaglia “improntato” dal pianoforte. Seguono sei variazioni, spesso con lindi canoni.
Il finale, Allegretto - una sonata-rondò con tre temi e riprese tematiche dai movimenti precedenti - è il tempo in cui si sentono maggiormente gli influssi del modalismo orientale. Vi sono anche sporadici ritmi balcanici, come il 5/8, e una forza ritmica che fa pensare a tratti a certi passi di Bartók. Nella coda ritornano gli armonici dell’introduzione e il tema della passacaglia. È ritorno su se stesso, la mitica figura dell’uroboros, il serpente che si morde la coda, simbolo del ciclo evolutivo richiuso su di sé, come la vita umana nel suo eterno ritorno.

I Ventiquattro preludi e fughe per pianoforte op. 87, di cui si offrono due numeri del secondo quaderno, rappresentano una versione modernizzata del Clavicembalo ben temperato di J.S. Bach. Nel 1950 Sostakovic era stato invitato a Lipsia, nella Repubblica Democratica Tedesca, in occasione delle celebrazioni del bicentenario della morte di Bach. Era membro della giuria del concorso, vinto da Tatjana Nikolaeva. Sarà proprio la giovane pianista russa, in qualche modo dedicataria non dichiarata, a dividere con l’autore la fatica della prima esecuzione integrale di quest’opera d’impervio impegno intellettuale all’ascolto. Le forme barocche vengono modernamente riscritte con aspettative sempre trasgredite, con cenni alla musica leggera, qualche guizzo divertito ed entro un disorientante vagare verso toni lontani.
Esemplare della concezione espressiva dell’autore il n. 17 in la bemolle maggiore. La semplicità del preludio (Allegretto) evolve gradualmente in una complessità che imbriglia l’ascoltatore fino a proporgli un inaspettato passo bitonale. La fuga (Allegretto) propone una lievità barocca nell’inusuale tempo di 5/4.
Il preludio (Allegretto) del n. 15 in re bemolle maggiore è invece di un grottesco svagato per l’uso delle alterazioni. La vera complessità viene proposta nella fuga (Allegro Molto) il cui tema è di notevole contorsione cromatica e in cui si alternano ritmi differenti. La scrittura, di abbagliante virtuosismo contrappuntistico, riaccenna al preludio, e si lascia andare ad un autentico scatenamento prokof’eviano.

La Sonata per violino e pianoforte op. 134 venne scritta nel 1968 per il sessantesimo compleanno del sommo violinista sovietico David Fëdorovic Ojstrach: una pagina che nulla concede all’ascoltatore in termini di piacevolezza. Aspra, risentita e spigolosa, non amata dai violinisti. È inoltre molto meno nota ed eseguita della mitica Sonata per viola, completata dall’autore sul letto di morte. Mentre la desolante dolcezza di quest’ultima è un lungo addio alle bellezze della vita, la scabra Sonata per violino sembra composta “contro qualcosa” o “contro qualcuno”, probabilmente contro quel potere che aveva minacciosamente preteso da lui retorica e ottimismo. Mezz’ora di apparente linearità espressiva dietro alla quale si cela un’aggrovigliata complessità, un autentico sprofondare nell’oscurità, nel malumore, nella nausea esistenziale.
L’Andante è un viaggio disagevole entro melodie labirintiche, in cui smarrirsi. E quando i filamenti di quella musica vagante si animano come impacciato verso modi popolareschi, i cenni di vita durano poco e appaiono filigrane musicali simili a ragnatele e a spettri.
L’Allegretto dovrebbe riscattarci dai lamenti, ma lo fa in modo ispido, sgradevole, respingente. Ha addirittura qualcosa di brutale: il pianoforte scandisce spesso sonorità sorde e secche. Il Largo finale è all’inizio così scopertamente un tema e variazioni di scuola, che pare scritto con offensiva indifferenza verso l’intelligenza degli ascoltatori. Ma ·ostakoviã è un genio, e la sua sgraziata affabulazione dostoevskiana raggiunge via via culmini di profondità espressiva: sono momenti di verità che hanno per tema i più angosciosi interrogativi dell’esistenza.
                                                                                                                                   Franco Pulcini

Gianluca Angelillo si è diplomato al Conservatorio “Giuseppe Verdi” con il massimo dei voti e la lode sotto la guida di Vera Drenkova. Grazie ad una borsa di studio della De Sono e del Ministero degli Esteri si è poi perfezionato per tre anni al Conservatorio “Ciajkovskij” di Mosca con Lev Naumov.
Ha tenuto numerosi concerti sia come solista sia in gruppi cameristici nelle principali città italiane e all'estero, ha effettuato alcune registrazioni e partecipato come solista a trasmissioni radiofoniche e televisive. Ha collaborato con l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, la Mahler Chamber Orchestra, l'Orchestra della Radio Svizzera Italiana e con il teatro Stabile ditorino in progetti teatrali e didattici.
Parallelamente all'attività concertistica si dedica all'insegnamento.

Le tracce del cd

Dmitrij Dmitrevic Sostakovic (1906-1975)
Trio n. 2 in mi minore op. 67 per violino, violoncello e pianoforte
1. Andante   8.25
2. Allegro non troppo   3.25
3. Largo   6.02
4. Allegretto   12.12
Da Ventiquattro preludi e fughe
per pianoforte op. 87:
n. 17 in la bemolle maggiore
5. Allegretto - Allegretto   6.14
n. 15 in re bemolle maggiore
6. Allegretto - Allegro Molto   5.08
Sonata per violino e pianoforte op. 134
7. Andante   11.23
8. Allegretto   7.09
9. Largo   16.14

Giacomo Agazzini  violino
Claudia Ravetto   violoncello
Gianluca Angelillo   pianoforte

Total time: 76.17

Registrazione live effettuata
al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino
nel mese di maggio 2004.

Gli altri cd della De Sono

Il Quartetto della Mitteleuropa
con brani di Berg, Janàcek,
Webern eseguiti dal
Quartetto d'Archi di Torino

Il salotto musicale russo
del pianista Gianluca Angelillo, dedicato a Musorgskij
e a musicisti russi
suoi contemporanei

Il classicismo tedesco
di fine '800

con brani di Strauss e Brahms eseguiti da Antonello Manacorda e Andrea Lucchesini

Quartetto per Verdi
del Quartetto d'Archi di Torino, interamente dedicato
a Giuseppe Verdi

Metamorfosi e rimpianto
con brani di Strauss e Britten
eseguiti dall'Orchestra
da camera "Archi" diretta
da Antonello Manacorda