I Repertori Iconografici

È una collana curata dal musicologo Franco Pulcini e pubblicata con il sostegno della Regione Piemonte, costituita da biografie per immagini di grandi autori vissuti tra Otto e Novecento: si tratta di raccolte di foto, ricordi familiari, partiture autografe, disegni e caricature accompagnati da didascalie che ricostruiscono la vicenda artistica e personale dei musicisti, concluse da una dettagliata cronologia.

Gustav Mahler
Un direttore d’orchestra al culmine della fama,
che passava le ore migliori delle vacanze chiuso
in una casupola. Lì componeva in totale silenzio
e solitudine . Ma lui non viveva solo, né in pace,
né librato in un cielo di solitudine, amore e canto.

Dmitrij Sostakovic
Un sinfonista a doppio taglio, ostaggio della
brutalità staliniana, che spezzò il suo animo
di pietroburghese raffinato, nel conflitto
fra celebrazioni estorte, ghigni sarcastici
e incubi di morte.

Giuseppe Verdi
Un uomo introverso che ha insegnato
all’Italia l’umanesimo europeo e volto le passioni
del melodramma in biblica legge paterna.


Alban Berg
Un aristocratico viennese che ha avviluppato
la fine dell’Impero Austroungarico nei suoi
labirinti musicali, e sedotto gli ascoltatori
con la sua nostalgica avanguardia.

Béla Bartók
Un maestro visionario, ritratto dall’Ungheria
all’America mentre rivela al mondo la sua
opera misteriosa e la sua vita disperata.

Richard Strauss
Un funambolo del sinfonismo che - nel
mito di Mozart e di Wagner - divenne
nel Novecento un cantore malinconico
e spettacolare del mondo di ieri.

Claudio Abbado
Un architetto dei suoni che ha ridisegnato
dal podio le geometrie del sinfonismo
e dell’opera con tratti nitidi e potenti.


Modest Musorgskij
Un artista maledetto, un genio selvaggio
perseguitato da un ambiente ostile,
che scivola dalla ricchezza nobiliare alla
miseria, nell’inseguire il Vero spirituale
e terreno del popolo russo.

Antonín Dvorák
Un musicista campagnolo che percorre
il suo lungo cammino, da Brahms alle basi
dello stile afro-americano, con tutto
l’entusiasmo di un cuore semplice.

Leos Janácek
Un rissoso vecchietto della musica moderna,
fotografato nella sua provincia inquieta,
di cui seppe descrivere ogni emozione
con arte inimitabile.