I Repertori Iconografici - Gustav Mahler


GUSTAV MAHLER a cura di Franco Pulcini in collaborazione con Gastón Fournier-Facio

Dall'introduzione di Franco Pulcini

Il mistero dell’uomo Mahler si potrebbe riassumere nella copertina di quest’album: un direttore d’orchestra – un Toscanini, un Furtwängler, un von Karajan – al culmine della fama, che passava le ore migliori delle vacanze estive chiuso in una casupola, una cella en plein air fatta costruire tra gli alberi per autoimprigionarvisi. Lì, nella natura, componeva in totale solitudine e silenzio, osservando dalle finestre impressionistici riquadri di verde.
Gli teneva compagnia il canto di qualche uccello: “del malaugurio”, per quella psiche dilaniata tra
illusione e disillusione. La sua complessa interiorità si liberava nel rovello creativo, sciogliendosi sui pentagrammi in canti, suoni, risa e pianti. Immaginava forse di essere dentro al suo poetico Lied su testo di Rückert Sono andato perduto al mondo.

Ma lui non viveva solo, né in pace, né in un luogo silenzioso, né librato in un cielo di solitudine, amore e canto. Perché in quella solitudine nella sua mente s’accumulavano fantasmi, ricordi, destini. Apparivano figure patetiche di indifesi e di sconfitti: bambini, soldati, contadini, miseri, diseredati. E in quel dolente fantasticare riemergevano a tratti anche i suoni che per tutto l’anno avevano assediato le sue orecchie d’interprete-funzionario «condannato all’inferno del teatro»: le opere del repertorio che dirigeva quasi ogni sera (Mozart, Wagner, Beethoven, Verdi, Smetana,Ciajkovskij, Puccini, Giordano, Mascagni, ecc.); lui cercava di sgombrare questa mente così affollata e tornava indietro, verso i suoni della sua infanzia nella campagna morava dell’Impero d’Austria, i canti popolari, le marce militari, le marce funebri, regredendo fino alle ninne-nanne.
Le trame labirintiche della sua musica divennero, fra tutte queste antitetiche tensioni, viae crucis, malesseri spirituali, con culmini di tracolli emotivi. Indubbiamente vi si addensano anche archetipi psicanalitici: l’insistito riferimento all’infanzia ha tutto l’aspetto del vagheggiamento d’una fanciullezza negata.
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Dalla prefazione

Quando penso a Gustav Mahler e alle molteplici emozioni che mi vengono dalla sua musica, dalle sue voci, provo sempre un forte senso di contrasto e contraddizione immaginandolo chiuso nella sua "cella" di legno nelle montagne, tra gli alberi, lontano da tutto e da tutti, solo con i suoi fantasmi, con le sue note, creando i capolavori che ci ha lasciato.
Con questo straordinario musicista la nostra collana festeggia il traguardo del decimo volume.
In questa occasione il nostro autore "storico" Franco Pulcini si è avvalso della collaborazione di Gastón Fournier-Facio, cultore ed esperto di Mahler.
Francesca Gentile Camerana

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