I Compact disc della De Sono - Il Classicismo Tedesco di fine '800


La Sonata in sol maggiore op. 78, che Brahms completò nell'estate del 1879, segretamente conteneva un messaggio indirizzato alla famiglia Schumann e a Clara, madre di figli già scomparsi. Il più giovane fra questi, Felix, di cui Brahms era padrino, morì nel febbraio del ’79, aggiungendo un altro lutto nell'animo della donna e anche di Brahms, sette anni dopo la morte di un’altra figlia degli Schumann, Julie, di cui egli forse avrebbe voluto essere sposo. Alla morte di Julie, il musicista aveva inviato a Clara due canti, Regenlied (Canto della pioggia) e Nachklang (Reminiscenza), il cui tema comune Brahms scelse poi come spunto per la Sonata op. 78 - di qui soprannominata “della pioggia”- dopo la scomparsa di Felix, che era violinista. Benché la citazione testuale del tema liederistico appaia soltanto nell'ultimo movimento, il materiale tematico converge su di esso e da esso nasce. Il suo ritmo puntato si trova all’apertura del Vivace ma non troppo, dove i tre temi restano imparentati, poiché, come spesso accade in Brahms, l’uno è derivato dall’altro con procedimenti di scomposizione e variazione. Al di là dell'elaborazione che è propria dello sviluppo, il carattere della Sonata resta elegiaco e trova il suo momento più alto nell’Adagio. Nel conclusivo Allegro molto moderato il motivo di Nachklang è impiegato per costruire una forma di rondò-sonata in cui torna anche la melodia del tempo lento. Dopo aver insistito sulla tonalità di sol minore, questo movimento passa a sol maggiore solo nell'ultima parte, con indicazione espressiva “dolcissimo”, come a sottolineare il tono consolatorio del finale.

L’estate del 1886, trascorsa da Brahms sulle rive del lago di Thun, fu l'inizio di soggiorni particolarmente felici sul piano umano e su quello creativo: intensa fu la composizione e il risultato di essa, specie stando a questa Sonata in la maggiore op. 100, soprannominata Thunersonate dal nome del lago. Anche in tale caso Brahms ingloba nel brano il tema di un Lied, scelto però fra quelli nati in quegli stessi mesi (si tratta di Wie Melodien zieht es mir leise durch den Sinn, Come melodie qualcosa passa lieve per la mente) e soprattutto con uno stato d’animo totalmente diverso, se è vero che Brahms abbia detto di aver composto la Sonata “nell'attesa di un'amica amata”, la cantante Hermine Spies, dedicataria del Lied. Tale reminiscenza, nascosta nel secondo tema, diviene parte di un tutto lirico ma di profonda elaborazione tematica nell'iniziale Allegro amabile, le cui prime battute lasciano sempre il dubbio sulla casualità o meno della somiglianza con un famoso passo wagneriano, il “Preislied” che Walter von Stolzing intona nei Maestri cantori di Norimberga. Il secondo movimento possiede una costruzione particolare, perché fonde in un organismo solo il tempo lento e lo scherzo della sonata classica, alternando per tre volte un Andante tranquillo a un Vivace e trattando le ripetizioni come variazioni. Le parti veloci, retaggio dello scherzo, svolgono quindi la funzione di intermezzi; il principio dell'alternanza e della variazione comporta qui un alleggerimento formale: la Sonata, infatti, è costruita con graduale distensione verso la pagina finale, un cantabile rondò Allegretto grazioso, quasi Andante che suggella l'intera composizione con un tono lirico, non senza aver rivelato anche qui derivazioni di motivi dal tema originario.

La Sonata in mi bemolle maggiore op. 18 è l’unico lavoro importante da Strauss dedicato al duo violino e pianoforte, risale al 1887 e dunque, come pressoché tutta la sua musica da camera, agli anni giovanili, immediatamente precedenti l’esplosione dei poemi sinfonici. In realtà la Sonata è già permeata di quel clima espressivo, specie per l'innesto sullo stile e sulle forme cameristiche derivate da Schumann e Brahms delle proprie innovazioni linguistiche e del proprio temperamento musicale, allora davvero esuberante. È questa miscela di tradizione e innovazione, di armonia insieme brahmsiana e wagneriana, di rispetto delle forme e desiderio di travalicarle che scuote la musica da camera di Strauss e comporterà l’abbandono di essa a favore del sinfonismo puro. Non è per nulla casuale che l'anno successivo veda la luce Don Juan, che porta nell'orchestra e associa alla figura del libertino il giovanile slancio della Sonata, prendendo le mosse dal tema che questa reca nel movimento finale. Passione e slancio non mancano fin dall’inizio, con l’Allegro ma non troppo imperniato su tre ampi temi, e anche su idee secondarie, sviluppati con densità di suono e pienezza armonica, dosando il piglio eroico e l’abbandono lirico. Della libertà che Strauss volle prendersi rispetto alle forme tràdite è testimonianza specie il secondo movimento, un Andante cantabile in la bemolle maggiore che già sul manoscritto porta il titolo di Improvisation: una sorta di intermezzo che segue una tripartizione assai libera quasi sempre improntata a una distesa cantabilità liederistica. La Improvisation serve da transizione morbida alla robustezza del Finale, con introduzione del pianoforte in tempo Andante. Il passaggio all’Allegro costituisce l’inizio di una pagina che sì poggia sulle basi della forma-sonata, ma questa travalica per abbondanza di idee e per l’intensità di esse.
                                                                                                                                   Giangiorgio Satragni

Antonello Manacorda, nato a Torino nel 1970, ha frequentato il Conservatorio “Giuseppe Verdi” nella sua città sotto la guida di Sergio Lamberto, diplomandosi con il massimo dei voti, la lode e menzione speciale. Grazie ad una borsa di studio pluriennale della De Sono Associazione per la Musica si è perfezionato con Herman Krebbers ad Amsterdam, con Eduard Schmieder e con Franco Gulli. Premiato in numerosi concorsi tra i quali il “Vittorio Veneto” e il “Paganini” di Genova, si è esibito come solista e camerista in Italia, Europa, URSS e USA, e come violino di spalla con prestigiose orchestre nazionali e internazionali quali l’Orchestra della RAI di Torino e la Royal Concertgebouw Orkest di Amsterdam. Nel 1994 è stato scelto da Claudio Abbado come Konzertmeister della Gustav Mahler Jugend Orchester, con la quale ha partecipato a numerose tournées in tutto il mondo, con la direzione di Claudio Abbado, Bernard Haitink, Ivan Fischer e Pierre Boulez.
Nel 1997, insieme ad alcuni colleghi della GMJO e sotto la spinta di Claudio Abbado, ha fondato la Mahler Chamber Orchestra, della quale è violino di spalla e vicepresidente. All’intensa attività con la MCO affianca l'attività di concertista che lo vede solista con orchestra e camerista con artisti quali Dimitri Ashkenazy, Thomas Demenga, Victor Liebermann e Andrea Lucchesini. Attualmente suona il violino Ferdinando Gagliano che fu di Gioconda de Vito, ora di proprietà della collezione Peterlongo.

Andrea Lucchesini, nato nel 1965, ha compiuto gli studi musicali sotto la guida di Maria Tipo, ottenendo precoci riconoscimenti tra cui il premio “A. Cortot” e il premio “Città di Treviso”. Nel 1983 si è presentato sulla scena internazionale con un recital al Teatro degli Champs Elysées di Parigi e, pochi mesi dopo, ha ottenuto il primo premio al Concorso Internazionale "Dino Ciani" presso il Teatro alla Scala di Milano. Ospite delle più importanti istituzioni musicali e delle maggiori orchestre, tra cui i Berliner Philharmoniker, la London Symphony e la London Philharmonic, la Washington Symphony e la Boston Symphony, ha suonato con la direzione di Claudio Abbado, Semyon Bychkov, Charles Dutoit, Gianluigi Gelmetti, Dennis Russel Davies, Giuseppe Sinopoli, Daniel Harding. Negli ultimi anni si è dedicato con passione anche al repertorio cameristico, realizzando una stretta collaborazione con il violoncellista Mario Brunello, che si è concretizzata nel progetto artistico degli “Incontri con la musica da camera” presso l’Unione Musicale di Torino. I più importanti riconoscimenti alla sua attività di interprete sono giunti nel 1994 con il prestigioso “Premio Internazionale Accademia Chigiana” e nel gennaio 1995 con il Premio della critica “Franco Abbiati”. Ha inciso numerosi dischi, tra cui il Concerto Echoing Curves II di Luciano Berio con la London Symphony diretta dall'autore per la BMG e opere di Schönberg e Berg con la Dresdner Staatskapelle diretta da Giuseppe Sinopoli per la TELDEC.

Le tracce del cd

Johannes Brahms (1833-1897)
Sonata in sol maggiore op. 78
1. Vivace ma non troppo   10.35
2. Adagio   6.50
3. Allegro molto moderato   8.01
Sonata in la maggiore op. 100
4. Allegro amabile   7.48
5. Andante tranquillo – Vivace   5.42
6. Allegretto grazioso (quasi Andante)   5.33
Richard Strauss (1864-1949)
Sonata in mi bemolle maggiore op. 18
7. Allegro ma non troppo   8.50
8. Improvisation. Andante cantabile   7.46
9. Finale. Andante – Allegro   9.28

Antonello Manacorda   violino
Andrea Lucchesini   pianoforte

Total time: 68.33

Registrazione live effettuata
al Conservatorio “Giuseppe Verdi”
di Torino nel mese di settembre 1999

Gli altri cd della De Sono

Il Quartetto della Mitteleuropa
con brani di Berg, Janàcek,
Webern eseguiti dal
Quartetto d'Archi di Torino

Il salotto musicale russo
del pianista Gianluca Angelillo, dedicato a Musorgskij
e a musicisti russi
suoi contemporanei

Quartetto per Verdi
del Quartetto d'Archi di Torino, interamente dedicato
a Giuseppe Verdi

Sostakovic per i suoi amici
con brani del compositore sovietico eseguiti da Giacomo
Agazzini, Claudia Ravetto
e Gianluca Angelillo

Metamorfosi e rimpianto
con brani di Strauss e Britten
eseguiti dall'Orchestra
da camera "Archi" diretta
da Antonello Manacorda